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Dic

R come… Righe.

Prima di entrare di diritto, e con dignità, nel guardaroba di tutti i giorni, le righe hanno attraversato secoli di storia con una nomea piuttosto negativa, per non definirla diabolica: il tessuto rigato è stato considerato per secoli come il manto del diavolo.

Da dove arrivi questa credenza è poco chiaro. Quel che sappiamo è che i primi cenni storici si trovano nei Vangeli, che descrivono Giuda abbigliato con una tunica rigata. I successivi sono riconducibili al Medioevo, periodo in cui la negatività era quasi un’attitudine. Gli scritti dell’epoca dicono di come le righe venissero indossate dai reietti della società: rigata era la veste dei lebbrosi, degli ebrei e dei matti, ma anche degli artisti e dei buffoni di corte (che indossavano solitamente abiti con righe colorate, anche se non orizzontali). Erano categorie considerate ovviamente inferiori alle persone “normali”: si trattava di persone con scarse possibilità economiche, costrette a confezionare i propri abiti con pezze di tessuto di scarto, i cui disegni, si presume, creassero giochi di righe.

Le righe richiamano, inoltre, il manto di alcuni animali, primi fra tutti i felini, che per loro natura vengono considerati dalla Chiesa dell’epoca esseri indomabili e quindi vicini al diavolo.

La credenza che le righe fossero destinate solo a persone poco raccomandabili superò il Medioevo e arrivò fino agli anni della Rivoluzione Francese prima e del Risorgimento poi: gli abiti rigati diventarono simbolo dei rivoluzionari, che indossavano vesti di tale foggia. Gli storici raccontano che i reazionari francesi (ma anche quelli italiani) traessero ispirazione dalla bandiera nazionale: righe rosse, bianche e blu.

È interessante notare come nel corso dei secoli, e in ambienti molto diversi fra loro, questo tipo di fantasia non riesca a scrollarsi di dosso l’appellativo di “stoffa del diavolo”. I marinai, noti per non essere degli stinchi di santo, indossano nell’immaginario collettivo una t-shirt a righe (da qui, il nome di riga marinara), i carcerati hanno la divisa a righe, così come i deportati nei campi di sterminio.

Voliamo oltre oceano per accorgerci che le cose non sono molto diverse: ricordate di che tessuto erano i completi dei gangster americani? Vi aiuto io: gessati. E il gessato non è altro che un rigato più sottile.

Per quanto riguarda il mondo della moda, le righe vengono rivalutate ancora una volta da lei, Coco Chanel, che ha fra i tanti meriti quello di aver rivalutato la fantasia marinara e averla introdotta nel guardaroba delle ragazze della Parigi bene, abbinata a fili di perle e lipstick.

Una giovanissima Gabrielle Chanel, sdogana le righe

Oggi, anche grazie ad altri stilisti del calibro di Jean- Paul Gaultier e dell’italianissima maison Missoni (che ha fatto delle righe il suo biglietto da visita), questa fantasia è del tutto sdoganata, avendo come unica connotazione negativa quella di allargare la figura. Ma basta qualche consiglio giusto (magari quello di una consulente d’immagine…), e anche le righe diventeranno un fedele compagno di camouflage per i nostri piccoli difettucci fisici (vedi anche l’articolo sul COLOR BLOCK http://elisagili.com/?p=477 )

Fonti: Pinterest, “La stoffa del diavolo” M. Pastoreau

Elisa Gili