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Dic

M come… Minigonna

Quando parliamo della minigonna, non ci limitiamo a parlare di un capo d’abbigliamento, ma accenniamo ad una vera e propria rivoluzione nel mondo femminile.

Ad accorciare gli orli delle gonne ci avevano già pensato diversi coutourier, prima fra tutti Coco Chanel, che aveva stravolto la gonna riducendone la lunghezza e la quantità di tessuto nella confezione. Lo fece però di sua iniziativa, non seguendo le richieste del pubblico femminile (che si adattò comunque con piacere alle sue nuove idee).

Ciò che accade negli anni ’60, in particolar modo a Londra, è qualcosa di molto diverso. Il periodo storico è quello della Swinging London, spopolano i Beatles e i giovani stilisti si fanno largo confezionando ciò che piace a loro e che vorrebbero indossare. Fra questi, una giovane Mary Quant espone nel suo Bazaar a King’s Road una gonna dalle dimensioni ridottissime, che ottiene subito un successo grandioso fra le sue giovani clienti. La particolarità di Mary Quant sta nell’essere una ragazza come tante, a cui vanno strette (o forse meglio dire…lunghe) le costrizioni imposte dai grandi creatori di moda che, dopo l’avvento del New Look di Dior, hanno imposto nuovamente un gusto troppo classico per i giovani dell’epoca. Le ragazze che si recano da lei, vogliono che Mary accorci i loro orli, ancora e ancora… alzandoli decisamente sopra il ginocchio.

Con la minigonna cambia lo stile ma cambia soprattutto l’ideale femminile. Se, ancora una volta a causa del dualismo Chanel/Dior, le donne si erano mascolinizzate prima e ringentilite poi, la femminilità di riferimento diventa quella di Twiggy, modella adolescente e amica di Quant. Twiggy ha gambe magrissime e chilometriche, un viso da bambina incorniciato da capelli cortissimi ed è praticamente priva di sinuosità (non per nulla, “twiggy” vuol dire ramoscello). Eppure piace. Piace perché è nuova, perché è un’idea di donna che si piace e non deve essere burrosa e costretta in corpetti iper femminili per piacere al proprio uomo: Twiggy piace perchè basta a sè stessa. 

La minigonna ha creato altri simboli della rivoluzione femminile: le donne abbandonano i reggicalze e l’intimo voluminoso per sostituirli con collant coloratissimi e slip minuti, che scompaiono sotto la mini. Spariscono corpetti e reggiseni: questi ultimi in particolare finiranno poi per essere bruciati nelle rivolte del 1968.

Ancora una volta, buttare un occhio al passato ci aiuta a capire la nostra società. Le prime minigonne compaiono negli anni 20 con le flapper girls (ve ne ho già parlato, ricordate? http://elisagili.com/?p=581), primi accenni di una nascente rivoluzione femminile. Le gonne si riallungano in seguito alla Seconda Guerra Mondiale, quando le donne sono tornate al loro ruolo di mogli e madri, costrette a tornare al loro posto per ridare equilibrio alla società dilaniata dal conflitto mondiale, per poi riallungarsi negli anni del boom economico, dove si ha voglia di cambiamento e rinascita.

Infine, un ultimo accenno alla nascita della minigonna. Come tutti i grandi cult, sono in molti a rivendicarne l’invenzione: in questo caso, André Courrèges, stilista francese affermato, sostiene di esserne il creatore. Quant ha invece affermato che né lei “né Courrèges abbiamo avuto l’idea della minigonna. E’ stata la strada ad inventarla.”, sottolineando come questo capo non fosse nato dall’alto, bensì “venuto” dal basso.

Fonti: Pinterest, “FASHION: a history from 18th to the 20th century”

Elisa Gili