07
Dic

G come… Garçonne

In principio fu Giovanna D’Arco. Poi toccò alla scrittrice Aurore Lucin Dupin, più nota come George Sand nel mondo letterato di metà Ottocento. Successivamente fu il turno di attrici come Marlene Dietrich e Katherine Hepburn: rubare abiti dal guardaroba degli uomini ha un fascino che potremmo definire senza tempo. Abbiamo visto anche quest’anno, nelle collezioni invernali, come il completo di taglio maschile e la boiler suit (letteralmente “tuta da caldaista”) facciano parte del guardaroba di noi donne senza troppo imbarazzo.

A mescolare sapientemente capi presi dal guardaroba dei propri amanti con abiti iper femminili è stata lei, Mademoiselle Coco Chanel, che rubava senza troppe domande i blazer al suo grande amore Boy Chapel, per usarli in occasioni mondane. Prima ancora sfoggiava i completi alla cavallerizza di Etienne Balsan quando lo accompagnava sui campi di polo dove lui era istruttore, terminando la carriera di “ladra” nel guardaroba del duca di Westminster. Lo stile Garçonne di Chanel è stato uno dei suoi tanti marchi di fabbrica, assieme ai capelli cortissimi e alle t-shirt, fino ad allora prerogativa degli uomini.

Successivamente toccò a Yves Saint Laurent portare il cross dressing in passerella presentando uno smoking al femminile in una delle sfilate a metà anni ’60, che però non riscontrò grande successo: le donne dello spettacolo che decisero di indossarlo in occasioni pubbliche vennero fortemente contestate e ad altre fu addirittura vietato di partecipare a particolari eventi mondani.

Arriviamo negli anni 80 quando, ispirato proprio da Chanel e Saint Laurent, Giorgio Armani decide di destrutturare la giacca maschile per renderla più leggera e sensuale, adatta al guardaroba femminile. Toglie imbottiture, bottoni, spalline, creando una vestibilità più fluida e rilassata. La giacca maschile diventa di fatto un capo unisex con Re Giorgio, che “rafforzi le donne ed ingentilisca gli uomini”. Ammira di Coco l’aver reso maschili le donne mantenendo eleganza e donando loro una certa dose di ironia, mentre da Saint Laurent prende la disinvoltura nel presentare le donne con abiti completamente nuovi come se li avessero sempre indossati. Crea quell’ideale di eleganza femminile che è ancora propria dei giorni nostri e che ci dà la possibilità di poter spaziare con capi diversi.

È grazie a questi tre grandi artisti se noi donne possiamo essere femminili e sensuali con un abito da sera come con un completo smoking. È interessante notare come gli abiti maschili, primo fra tutti il tailleur, siano tornati in voga proprio in queste ultime collezioni di forte richiamo anni ’80, il decennio del body consciousness. Siamo infatti nell’epoca del #metoo, anni nuovamente caldi per l’affermazione di noi donne: rindossare i vestiti che ci hanno rese forti nel passato ci farà sentire forti anche stavolta. Ricordate: la moda torna, ma sempre con argomentazioni molto più profonde di quelle che si pensano.

Una piccola tip sullo styling: se volete creare uno stile mannish utilizzate capi femminili di taglio maschile. Se volete uno stile maschile, dovete invece usare capi da uomo, sfruttando a vostro favore le taglie più piccole dei loro reparti (fantastica l’XS di Zara), o rubando direttamente dall’armadio del vostro lui… Coco docet!

Fonti: Pinterest

Elisa Gili