04
Dic

D come… Decluttering

Quante volte ci ritroviamo di fronte al nostro armadio (o più in generale ad un mobile o ad una stanza) e siamo sopraffatti da una strana sensazione che però non sappiamo definire? Ci rendiamo conto che qualcosa non va, ci dà fastidio, ma non capiamo se siamo noi ad avere troppa roba o è la casa ad essere troppo piccola… Beh, quella strana sensazione è la voglia di DECLUTTERING!

E cosa sarebbe? Sicuramente ne avete già sentito parlare grazie a Marie Kondo e al suo “Il magico potere del riordino” (per i pigri che non hanno voglia di leggere il libro, esiste la serie su Netflix “Facciamo ordine con Marie Kondo”, avrete comunque un’idea chiara di cosa si tratta). Decluttering non ha una traduzione in italiano, ma partendo dal presupposto che clutter significa disordine, possiamo quindi dire con certezza che de-cluttering significa “eliminare il disordine”. Con eliminare non intendo necessariamente buttare: certo, alcune cose VANNO gettate via, ma altre possono essere riutilizzate o regalate o addirittura vendute su siti e negozi second-hand per recuperare qualche soldino (soprattutto quando si tratta di abbigliamento o accessori di valore).

Gli stadi del decluttering sono 5. Io ovviamente mi soffermerò sull’organizzazione ed eliminazione di vestiti dal guardaroba, in quanto parte del mio lavoro. Vediamo ora queste fasi nel dettaglio.

  1. NEGOZIAZIONE. La prima fase è quella della sensazione di disagio, di fastidio appunto, dove sai che dentro l’armadio regna il caos, ma non vuoi ammetterlo perché farlo sarebbe un’ammissione di colpa troppo grave: sì, sono un’accumulatrice seriale! Sì, soffro di shopping compulsivo! E allora ti crogioli in mille scuse, adducendo che tieni tutte quelle giacche perché potranno sempre tornare di moda, che in realtà non c’è disordine, ma stamattina tirando fuori quel maglione è solo crollata un po’ la pila… SONO SOLO SCUSE, e quella sensazione di fastidio per tutti quei vestiti ammucchiati è sempre più forte.
  2. RABBIA. Ecco che subentra il senso di colpa, che si manifesta sotto forma di un’unica, amletica domanda: MA QUANTI SOLDI HO SPESO?! Ripensi con un certo odio a tutte le domeniche al centro commerciale a comprare abiti o accessori di cui avevi bisogno (sicura?!), così bisogno… che alcuni hanno ancora l’etichetta. E invece di riversare questa negatività su di te e la tua mancanza di autocontrollo davanti ad una rella, la riversi su quella camicetta che tanto ti piaceva al negozio, ma ora ti fa LETTERALMENTE schifo. Sì, schifo. Non sopporti più di vederla. Basta, DEVI FARE ORDINE.
  3. CONTRATTAZIONE. In teoria cerchi di gestire TUTTI i tuoi vestiti in un perfetto sistema organizzativo fisico e mentale. In pratica fai due cose: sposti roba da un’anta all’altra e vai all’Ikea. Vai all’Ikea e riempi la borsa blu di scatole, porta oggetti, appendiabiti, compri per la quarta volta quell’affare che sembra un portabottiglie di corda e prometti che stavolta lo riempirai di sciarpe. Arrivata a casa cercherai di organizzare, senza successo, il tutto e ti arrenderai dando la colpa all’armadio troppo piccolo. ALT. Non serve a nulla comprare decine di scatole se poi le riempirai con cose inutili. Prima dell’acquisto dei contenitori, devi passare alla quarta, necessaria, fase.
  4. AZIONE. SVUOTA COMPLETAMENTE CASSETTI E ARMADI E COMINCIA A SELEZIONARE. Qui mi soffermo un attimo. Per esperienza personale, posso dire che la maggior parte delle mie clienti passa dal non voler buttare via nulla (perché non si sa mai, perché magari un giorno ci rientro… sì, va beh!, ecc. NEGOZIAZIONE, ricordate?) a voler letteralmente gettare qualsiasi cosa. Questo cambio radicale di rotta avviene solitamente dopo l’attento esame di 4/5 capi, dopo i quali l’attaccamento ad ogni vestito lascia spazio alla voglia di aria nuova. Spesso mi ritrovo a fermare clienti dal gettar via capi ancora belli e riutilizzabili, mentre fino a 10 minuti prima avevo lottato per gettare un calzino spaiato. In questa fase, consiglio di prendere una scatola, che chiamo “Scatola dei ricordi”, in cui suggerisco di tenere quegli abiti (3 o 4, non di più, altrimenti siamo da capo…) cui siamo particolarmente legati: io stessa tengo nella mia scatola una gonna che portavo spesso durante la mia prima gravidanza e cui sono particolarmente affezionata. È sempre questa la fase dove non solo gettiamo via, ma dividiamo i vestiti in “da regalare”, “da riutilizzare”, “da riparare”, “da vendere”… È un processo lento e stancante, ma necessario per arrivare, finalmente, all’ultima fase (oltre che per poter tornare CONSAPEVOLMENTE all’Ikea).
  5. LIBERTA’. Stravolta, ma felice. Come dico sempre “lo spazio vuoto lasciato da un vecchio jeans che ci rende tristi, è spazio per un jeans nuovo che ci valorizza”. La consapevolezza di aver gettato capi inutili e di avere un nuovo spazio ORDINATO e FUNZIONALE, è impagabile, credetemi. Vi farà perdere meno tempo, perché troverete tutto al volo. Vi farà spendere meno soldi, perché avrete perfetta coscienza di cosa possedete e comprerete quindi in maniera più consapevole. Vi farà sentire più liberi e meno attaccati agli oggetti, perché avrete capito che avere tanta roba non sempre è un bene.

Come avete visto, il processo di decluttering è lungo e spesso difficile da affrontare da soli. Se vorrete, sarò lieta di aiutarvi nell’organizzazione del vostro guardaroba e nella creazione di un capsule wardrobe. Ma qui siamo a DECLUTTERING LIVELLO PRO…

Elisa Gili